Bollicine: una storia che parte da molto lontano
C’è qualcosa di speciale nelle bollicine.
Sono il simbolo delle feste, dei brindisi e dei momenti da ricordare. Eppure, dietro quel perlage elegante che sale nel calice, si nasconde una storia molto più lunga e affascinante di quanto immaginiamo.
Chi ha inventato le bollicine?
La risposta sorprende molti: non esiste un unico inventore.
Il metodo classico che conosciamo oggi è il risultato di secoli di osservazioni, intuizioni e miglioramenti. Italiani, francesi e inglesi hanno avuto tutti un ruolo importante nella sua evoluzione.
Per comprenderlo, dobbiamo fare un piccolo viaggio nel tempo.
Le prime bollicine esistevano già nell’antichità
Molto prima dello Champagne, gli antichi Romani conoscevano già vini naturalmente frizzanti.
Non erano spumanti come quelli che beviamo oggi, ma vini che sviluppavano una leggera effervescenza durante la fermentazione. Venivano chiamati “piccanti” o “mordaci” per quella piacevole sensazione pungente che lasciavano in bocca.
Perfino Virgilio, nell’Eneide, cita un vino spumeggiante, segno che questo fenomeno era già conosciuto oltre duemila anni fa.
I Romani avevano inoltre intuito che il freddo rallentava la fermentazione. Immergevano quindi alcune anfore inell’acqua fredda dei pozzi più profondi e riportandole al caldo, il vino riprendeva naturalmente il suo processo fermentativo.
Non si trattava ancora di un metodo di produzione, ma dimostra che le bollicine accompagnano la storia del vino da moltissimo tempo.
Dall’Italia arrivano le prime osservazioni scientifiche
Tra il Cinquecento e il Seicento sono proprio alcuni studiosi italiani a descrivere per la prima volta questi vini.
Uno dei più importanti è il medico marchigiano Francesco Scacchi, autore del trattato De salubri potu dissertatio, dedicato al “bere sano”.
Scacchi racconta come venivano prodotti i vini frizzanti del suo tempo, spiegando che la loro vivacità nasceva dalla fermentazione. Non inventa un nuovo metodo, ma documenta pratiche già diffuse, lasciando una testimonianza preziosa per la storia dell’enologia.
Anche altri medici italiani dell’epoca studiano questi vini e cercano di comprenderne il comportamento, quando ancora nessuno parlava di spumanti come li intendiamo oggi.
La Champagne perfeziona il metodo
Quando si parla di bollicine, il nome di Dom Pérignon compare quasi inevitabilmente.
Secondo il racconto più famoso, il monaco francese avrebbe assaggiato lo Champagne e pronunciato una frase diventata leggendaria: “Sto bevendo le stelle”.
È un’immagine bellissima. Tuttavia, la realtà storica è più complessa.
Dom Pérignon lavorava nell’abbazia di Hautvillers, nella regione della Champagne. Il suo compito principale era migliorare la qualità dei vini, renderli più stabili e organizzare meglio la produzione.
Inizialmente, però, non cercava di creare vini spumanti.
Al contrario, le rifermentazioni in bottiglia erano spesso considerate un problema. Il vino riprendeva a fermentare con l’arrivo della primavera e la pressione poteva far saltare i tappi o rompere le bottiglie.
Dom Pérignon contribuì soprattutto a perfezionare la selezione delle uve, la pressatura e l’assemblaggio dei vini.
Quindi, non fu l’unico inventore delle bollicine. Tuttavia, il suo lavoro ebbe un ruolo fondamentale nell’evoluzione qualitativa dei vini della Champagne.
Anche gli inglesi hanno avuto un ruolo importante
C’è un protagonista meno conosciuto in questa storia: l’Inghilterra.
Nel Seicento gli inglesi erano grandi estimatori dei vini francesi e contribuivano a determinarne il gusto.
Fu proprio il chimico inglese Christopher Merret a descrivere la seconda fermentazione in bottiglia ottenuta aggiungendo zucchero al vino.
Contemporaneamente, i vetrai inglesi producevano bottiglie molto più resistenti, capaci di sopportare la pressione sviluppata durante la fermentazione.
Senza bottiglie robuste e senza tappi adatti, probabilmente le bollicine non sarebbero mai diventate quelle che conosciamo oggi.
Per questo motivo, parlare di un solo “inventore” sarebbe riduttivo.
Metodo classico e méthode champenoise: qual’è la differenza?
Spesso questi due termini vengono utilizzati come sinonimi.
In realtà, indicano la stessa tecnica di produzione.
La differenza è che il termine méthode champenoise può essere utilizzato esclusivamente per gli Champagne prodotti nella regione francese della Champagne.
Per tutti gli altri vini ottenuti con la stessa tecnica si utilizza invece l’espressione metodo classico.
Il principio rimane identico: la seconda fermentazione avviene direttamente in bottiglia.
È proprio durante questa fase che si sviluppano le bollicine.
Come nascono le bollicine del metodo classico?
Dopo la produzione del vino base vengono aggiunti lieviti e una piccola quantità di zucchero.
La bottiglia viene quindi chiusa e inizia una seconda fermentazione.
Durante questo processo si forma anidride carbonica che, non potendo fuoriuscire, rimane disciolta nel vino dando origine al caratteristico perlage.
Successivamente il vino riposa sui lieviti anche per molti mesi, o addirittura anni.
Questo lungo affinamento contribuisce a sviluppare aromi complessi che ricordano la crosta di pane, biscotto, la pasticceria, la frutta secca e le spezie. Tuttavia, le caratteristiche cambiano in base al vitigno, al territorio e alla durata dell’affinamento.
Infine si eliminano i residui della fermentazione attraverso il remuage e il dégorgement, due operazioni fondamentali nella produzione del metodo classico. Successivamentela bottiglia viene rabboccata e chiusa con il caratteristico tappo di sughero e la gabbietta metallica.
Vino frizzante o spumante?
Anche se spesso li utilizziamo come sinonimi, esiste una differenza.
Il vino frizzante ha una pressione più bassa e una bollicina più delicata.
Lo spumante, invece, possiede una pressione superiore e sviluppa una spuma più intensa e persistente.
Entrambi possono regalare grande piacevolezza, ma nascono con caratteristiche e tecniche produttive differenti.
Conoscerle permette di scegliere il vino più adatto a ogni occasione.
Dietro ogni bollicina c’è una storia
La storia delle bollicine ci insegna una cosa importante: il vino è il risultato di un lungo cammino fatto di persone, territori e conoscenze.
Gli antichi Romani scoprirono vini naturalmente frizzanti. I medici italiani iniziarono a comprenderne i meccanismi. La Champagne perfezionò la tecnica. Gli inglesi contribuirono con innovazioni decisive nella produzione e nella conservazione.
Ognuno ha aggiunto un tassello.
Ed è proprio questo che rende un calice di metodo classico così affascinante.
La prossima volta che osserverai il perlage salire lentamente nel bicchiere, ricorda che non stai semplicemente bevendo uno spumante.
Stai assaporando una storia lunga oltre duemila anni.
Un sorso di curiosità
Noi di Sorsi e Percorsi crediamo che conoscere il vino significhi soprattutto imparare a guardarlo con occhi diversi.
Perché dietro ogni bottiglia non ci sono solo vitigni e tecniche di produzione, ma persone, territori e storie che meritano di essere raccontate.
Ed è proprio da qui che inizia ogni viaggio nel mondo del vino.
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