Per creare le botti di affinamento del vino le doghe possono essere ottenute in due modi.
Doghe segate.
Dopo il taglio del tronco si procede alla realizzazione delle doghe utilizzando le lame meccaniche. Generalmente questa tecnica si usa per la costruzione di botti grandi e medie variabili dai 5 ai 10 ettolitri con spessori superiori ai 4 centimetri (maggiore rispetto a quello che si ottiene con la tecnica a spacco).
Doghe a spacco
In questo caso dalla frazione di tronco destinato alla fabbricazione delle botti che prende il nome di toppo e che deve presentare una forma dritta di almeno 50 cm di diametro, si ricavano le doghe con la tecnica a spacco.
Fondamentale è la qualità del tronco che viene scelto dal “marraindier” in base alla fibra che deve essere dritta, all’assenza di nodi e al diametro superiore a 50 cm.
Il tronco viene quindi spaccato di lunghezza superiore alla futura doga, suddiviso in quattro o sei parti e da ciascuna di esse si ricavano, mediante un ulteriore taglio a spacco le doghe.
È molto importante non interrompere la fibra che deve apparire per intero sulla lunghezza delle doghe stesse.
Si tratta di una tecnica che richiede grande maestria e che produce uno scarto notevole che si aggira attorno al 60-80% (da 5 mc di legno si ricava soltanto 1 mc.). Come mai?
Il tronco dell’albero da una certa altezza si ramifica e presenta nodi per cui da quel punto in su non lo si può usare. Inoltre la sua parte più esterna di colore chiaro e che prende il nome di alburno, è troppo tenera per essere utilizzata, così come il cuore dove a seguito della spaccatura dei tronchi lungo direttrici radiali, si realizzano tavole a forma triangolar anziché trapezoidale.
Aggiungiamo a tutto ciò che alcune tavole di spacco possono presentare naturali difetti che non permettono la realizzazione di una doga adatta alla produzione di botti.
In passato il lavoro di taglio veniva fatto manualmente dai “maestri d’ascia” i marraindier, oggi invece viene svolto da apposite macchine.
Maria Teresa Gasparet
