Il Figomoro è un fico nero autoctono coltivato in provincia di Pordenone nella fascia pedemontana tra i fiumi Piave e Livenza, proprio al confine tra la regione Veneto e Friuli Venezia Giulia.
Già prima della Serenissima Repubblica di Venezia il Figomoro aveva trovato in quest’areale il perfetto terroir per esprimere al meglio le sue caratteristiche qualitative ed organolettiche di eleganza e finezza.
Terreni collinari calcarei e minerali con ottimo drenaggio, costante ventilazione che consente di mantenere asciutto il frutto e inversione termica che permette nel periodo invernale di rilevare temperature più elevate rispetto alla pianura sottostante, hanno da sempre costituito le condizioni ottimali per la coltivazione di questo prelibato frutto.
È caratterizzato da forma molto allungata rispetto al comune fico, ha polpa tenera, saporita e dolce con un’aromaticità delicatamente spiccata.
Il Figomoro che in passato in base ai vari dialetti della zona assumeva nomi diversi figo dela Joza”, “longhet”, “figo negro” eccetera, è oggi protetto dal Consorzio per la tutela e valorizzazione del FigoMoro da Caneva.
La raccolta del frutto avviene in due periodi dell’anno : il primo, tra fine giugno e l’inizio del mese di luglio in cui si colgono i primi frutti dell’albero di dimensione doppia rispetto al tradizionale fico (fioroni) .
Il secondo periodo di raccolta, quello che regala i frutti dal sapore più intenso, avviene nel mese di agosto.
Alla raccolta si provvede entrando in campo vestiti con maglie a maniche lunghe e guanti per evitare il contatto con le gocce di latte urticante, rilasciate dal picciolo al momento del distacco dalla pianta.
Va mangiato entro pochi giorni dalla raccolta per la sua veloce degradabilità che non consente lunghe attese.
I frutti freschi vengono venduti esclusivamente in piccole cassette riportanti il logo del Consorzio e l’etichetta del produttore.
Caratteristiche organolettiche e utilizzo
è caratterizzato da una buccia sottilissima che quando presenta un delicato taglio verticale significa che il frutto è pronto per essere raccolto.
Eliminato il picciolo, va mangiato con la buccia che contiene sapori unici e aromatici che lo contraddistinguono. La polpa di colore rosso acceso si presenta al palato tenera, succulenta con una dolcezza soave ed avvolgente
Per i più curiosi
“La coltivazione del fico nero, localmente denominato “figomoro“ è diffusa nel comune di Caneva fin dai tempi più remoti, come dimostrano parecchie testimonianze ritrovate e tuttora in possesso.
Le prime testimonianze scritte relative al FigoMoro da Caneva risalgono al XIV° secolo, ma soprattutto ai tempi della Serenissima Repubblica Veneta, quando viene citato come “frutto speciale che i porta da Caneva”, scoprendo così che era già noto nell’antichità (1460/1500) come prodotto specifico, tipico della zona, il cui gusto e sapore erano talmente decantati, da renderlo ricercato già in un periodo storico nel quale la domanda era sostenuta, e si confrontava quindi con prodotti provenienti da tutto il Mediterraneo.
Il suo pregio è storicamente riconosciuto, tanto d’aver costituito un’importante disponibilità alimentare soprattutto per le sue doti energetiche e medicali.
A tal punto era apprezzato il FigoMoro da Caneva, da imbarcarlo in tutte le navi della flotta Veneziana, sotto forma di fico secco. I frutti freschi e i derivati erano invece riservati alla nobiltà. Dal dal XIV al XIX secolo e successivamente fino a qualche decennio fa, la sua vendita si è diffusa in modo importante nella Repubblica Veneta, nel Bellunese e nel Padovano, ov’è tuttora presente nei mercati zonali. Le piante, anche molto vecchie, sono presenti sul territorio, qualche volta abbinate alla coltivazione della vite o del gelso, molto più spesso spontanee, perse in modo casuale, in prati in declivio”
(Consorzio figomoro di Caneva)
Ricetta: ORZOTTO AL FIGOMORO E FORMADI FRANT
PER 4 PERSONE
Orzo perlato 300 gr
Burro 1 noce
Vino bianco ½ bicchiere
Brodo vegetale 1 l
Stracchino 60 gr
Formadi frant 100 gr
Figomoro 8
Montasio stravecchio q.b.
In una pentola capiente fondere la noce di burro, aggiungere l’orzo e farlo tostare.
Sfumare con il vino bianco e versare gradualmente il brodo caldo già salato fino a cottura ultimata.
Quando sarà al dente, aggiungere lo stracchino ammorbidito con un goccio di latte, il formadi frant e mescolare.
Tagliare il Figomoro a fettine o a cubetti aggiungendolo all’orzo.
Servire l’orzotto con fettine di Figomoro fresco e una grattuggiata di Montasio stravecchio
Quale vino abbinare?
da provare con un vino Friulano da uve autoctone Tocai Friulano di buona struttura e persistenza, con un Pinot Grigio altrettanto strutturato e magari dal colore ‘buccia di cipolla’, per gli amanti del vino rosso sceglierei un vino giovane e delicato con tannino non troppo evidente (Schiava dell’Alto Adige, Pinot noir giovane, un Nerello mascalese)
Altre ricette su
https://figomoro.it/ricette/
Maria Teresa Gasparet 5 settembre 2020
