Era il 1866 quando in Francia le viti iniziarono inspiegabilmente a morire.
I grappoli avvizzivano, le foglie diventavano rosse e le radici marcivano. Dopo una serie di studi e ricerche non facili, ci si accorse che le radici delle piante ancora apparentemente sane, erano infestate da un piccolo afide di colore giallo che ne succhiava la linfa.
Nel frattempo, tra il 1875 e il 1889, l’afide si diffuse nei vigneti di tutta Europa (Spagna, Italia, Germania) devastando gran parte del patrimonio vitivinicolo. Da studi condotti negli anni, si scoprì che l’origine del problema era da imputarsi all’importazione di barbatelle americane in territorio europeo e che la vite americana a livello radicale era incolume alla fillossera.
Gli studi e le ricerche continuarono e si giunse alla conclusione di innestare la Vitis Vinifera o vite europea su piede di vite americana, in tal modo il problema fillossera venne superato.
Oggi giorno la gran parte di Vitis Vinifera non è a piede franco bensì innestato.
Conosciamo meglio la fillossera.
Si tratta di un afide che presenta ben diciotto fasi di sviluppo suddivise in quattro forme vitali che ricopiano le fasi della vite.
L’afide inizia deponendo le uova sulle foglie della vite.
Le ninfe che ne fuoriescono si riproducono e poco prima di morire, la femmina depone un uovo nella corteccia del tronco della pianta.
Al rialzo della temperatura, dall’uovo nasce una femmina partenogenetica (cioè in grado di riprodursi senza doversi accoppiare) che punge le foglie creando delle galle bulbose.
All’interno di queste ultime si sviluppano nuove femmine partenogenetiche che continuano il loro ciclo sulle foglie creando nuove galle. Alcune femmine invece, migrano verso le radici della vite entrando nella terza fase vitale che consiste nel deporre nuove uova per via asessuata.
In questa fase le ninfe si nutrono delle radici danneggiandole in maniera irreparabile.
Nella quarta fase del ciclo vitale, l’afide sviluppa le ali riuscendo in tal modo a diffondersi da un vigneto all’altro.

