Non ho particolari talenti, sono soltanto appassionatamente curioso.
(Albert Einstein)
Un esperimento scientifico unico al mondo condotto all’isola d’Elba dal produttore Antonio Arrighi, dal professor Attilio Scienza dell’Università di Milano e dalla professoressa Angela Zinnai dell’Università di Pisa.
Si tratta di un progetto che coinvolge viticoltura, enologia, storia, cultura e antropologia e che ha dato vita a un prodotto che racconta una storia millenaria.
È nato infatti replicando le antichissime e particolari tecniche di produzione dell’isola di Chio attraverso le quali 2500 fa si otteneva un vino unico che era particolarmente aromatico.
Il trucco per ottenerlo stava nell’immersione delle uve nel mare attraverso l’utilizzo di ceste e al successivo appassimento.
E così da una curiosità del professor Attilio Scienza nasce la sperimentazione sulle uve Ansonica di Antonio Arrighi. Perché l’Ansonica?
Perché spiega il professor Scienza, “l’Ansonica è un probabile incrocio di due antiche uve dell’Egeo, il Rhoditis e il Sideritis, e poi perché ha una buccia molto resistente ed una polpa croccante che ne permette una lunga permanenza in mare».
Per produrre il Nasos, le uve raccolte a piena maturazione e poste su cesti, sono state introdotte in mare a 7 metri di profondità.
Un quotidiano controllo delle stesse, ha fatto decidere di toglierle dal mare al quinto giorno e di lasciarle riposare per qualche altro giorno allo scopo di asciugarle dal sale.
A tutto ciò è seguita la diraspata manuale e l’inserimento in anfore di terracotta per 6 mesi.
La professoressa Angela Zinnai dell’Universtà di Pisa spiega l’apporto dell’appassimento in mare dal punto di vista fenologico e dell’acidità.
Il sale toglie la pruina all’acino e velocizza l’appassimento permettendo alle uve di cedere maggiori componenti aromatici rispetto ad un appassimento tradizionale che dura giorni o settimane.
Si pensi che generalmente il 40-50% dei componenti nobili delle uve in particolare polifenoli e aromi, rimane nelle vinacce per la gioia dei produttori di grappe.
Con l’immersione in acqua marina invece, le bucce subiscono uno stress che comporta la cessione di maggiori componenti nobili nel mosto e quindi nel vino. Inoltre il sale smussa l’acidità; gli acidi non subiscono decomposizione ma vengono salificati modificando l’impatto sensoriale del vino.
Essendo il sale un naturale antiossidante e disinfettante il vino che se ne ottiene è naturale al 100% e privo di solfiti.
Nasce così il “vino del mito” .
Nesos è stato prodotto per la prima volta nel 2018 (40 bottiglie) non in commercio.
Per i 2019 è prevista una produzione leggermente superiore ma ricolta ancora a pochi fortunati!
7 Marzo 2020
