VINI IN ANFORA: LA MODERNITÀ DEL PASSATO

Noi di Sorsi e Percorsi amiamo approfondire la conoscenza dei vignaioli estremi andandoli a trovare per toccare con mano il territorio e facendoli conoscere attraverso le nostre degustazioni!

Di tradizione Georgiana, i vini in anfora sono tornati alla ribalta insieme a birra, e distillati (grappe e gin).
I “qvevri” inseriti dall’UNESCO nella lista dei patrimoni culturali intangibili dell’umanità, vengono utilizzati dai vignaioli georgiani che li interrano fino alla primavera successiva per consentire la fermentazione e l’affinamento dei vini.

In Italia è nel 2001 che Josko Gravner inizia la vinificazione nelle grandi anfore in terracotta di origine caucasica provenienti dalla zona di Kakheti.
Oggi nel nostro Paese ci sono altri produttori che utilizzano le anfore nella produzione del vino. Ricordiamo per esempio l’ Azienda Agricola Foradori in Trentino Alto Adige, Cacciagalli in Campania, Cristiano Guttarolo e Michele Biancardi in Puglia, Casadei in Toscana e in Sardegna, Castello dei Rampolla e Azienda Agricola Montesecondo in Toscana.

Ma perché si fa il vino in anfora ?

Perché a differenza dell’acciaio è traspirante.
La porosità della terracotta consente un interscambio di ossigeno con l’esterno, permettendo un affinamento in ossidazione (ideale per i vini che richiedono un periodo più lungo per essere pronti).
Diversamente dal legno la cui porosità consente una naturale ossigenazione, non cede alcun sentore permettendo di mantenere le caratteristiche del vigneto.


28 Dicembre 2019