Il sovescio è un’antica pratica utilizzata in agricoltura e quindi nel vigneto, applicata dagli agricoltori già in epoca romana.
Impiegata anche nell’ambito dell’agricoltura biologica, ha lo scopo di ripristinare il nutrimento al terreno migliorandone la struttura e la stabilità senza l’ausilio di sostanze chimiche o lavorazioni invasive.

Oltre a benefici di carattere strutturale (limitare l’erosione, il compattamento provocato dal passaggio dei trattori oppure il dilavamento causato dagli acquazzoni), ha lo scopo primario di arricchire il terreno di sostanze organiche utili all’accrescimento della vite, quello di controllare la vigoria della pianta e non per ultimo apportare benefici nella lotta ai parassiti e agli infestanti.

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Praticamente i vigneti vengono inerbiti scegliendo essenze di vario genere che da un lato mirano alla regolazione dei nutrienti, dall’altro non devono contrastare la coltivazione.
Affinchè le erbe non entrino in competizione con il vigneto stesso, si devono preferire per esempio piante con un apparato radicale e una parte aerea ridotti.

Inoltre anche per il sovescio in base al terreno e all’obiettivo che si vuole ottenere, si scelgono i seminativi più adatti.

Da studi sperimentali effettuati dai tecnici del Centro di sperimentazione di Laimburg, si evince per esempio che “per gestire la vigoria della vite è più opportuno optare per graminacee che sono in grado di esplorare ampie porzioni di terreno e di entrare in competizione con la vite per l’assorbimento dei nutrienti. Possono dunque essere utilizzate per frenare la vigoria di piante che insistono su terreni particolarmente fertili.”

Nel caso in cui invece “le viti siano state piantate in terreni poveri si può optare per l’utilizzo di leguminose che, grazie alla capacità ben nota di fissare l’azoto atmosferico, arricchiscono il terreno di sostanza organica.”

Sempre da questi studi emerge che “per scongiurare rischi fitosanitari legati all’inerbimento dell’interfila, sarebbe bene evitare che la semina occupi tutta l’ampiezza dell’interfila, bensì solo una banda della larghezza di circa 60-80 centimetri. In questo modo la presenza delle piante è sufficiente ad espletare la funzione concimante, ma al contempo si evita che in fase di formazione del grappolo l’umidità causata da piante ad alto stelo possa favorire lo sviluppo di malattie fungine come ad esempio la botrite o la peronospora”.
Sovente nella pratica del sovescio vengono utilizzati anche miscugli contenenti varie specie tra le quali la senape, il crescione, il coriandolo, il cumino, carota e finocchio selvatici, l’aneto, la malva, la calendola, la facelia e tante altre.

Passeggiando tra i vigneti soprattutto durante la fioritura è molto semplice individuare i vigneti in cui viene applicata la pratica del sovescio. Infatti tra i filari le piante frutto del seminativo, creano uno spettacolo di colori (bianco, giallo, rosa, arancione, rosso e blu) che cattura l’occhio e rallegra l’animo!

Maria Teresa Gasparet 29 Luglio 2020